lunedì 1 luglio 2013

Memorie di un parto cantato. Recensione


Durante i mesi della gravidanza ognuna di noi ha un idea di parto, ci si chiede come sarà, quanto si soffrirà, come sarà mettere al mondo un figlio. Personalmente durante la prima gravidanza ero convinta che gli altri, i medici, la società tutta, avessero ormai un protocollo da seguire cui io mi sarei dovuta adattare passivamente in base all’ospedale di riferimento.
Poi partorisci il primo figlio e la visione cambia completamente, al di là delle interferenze più o meno subite, sai che il tuo corpo è programmato per partorire e che le condizioni in cui farlo puoi sceglierle tu, anzi la prossima volta VUOI sceglierle tu, divieni fan del parto attivo, un parto in cui la donna è protagonista, una donna di cui la società, la famiglia, i parenti stretti, medici ed infermieri si fidano, rispettando le sue scelte. Non è facile virare verso questa terra, spesso ti ritrovi durante la seconda gravidanza a sognare un parto in casa, un parto rispettoso dei tuoi tempi e di quelli del nascituro ma alla fine partorisci nuovamente in ospedale pretendendo però alcune condizioni che in precedenza avevi lasciato al caso.


Ecco questa è la mia personale premessa ad un libro meraviglioso che l’autrice mi ha gentilmente concesso di leggere in anteprima: Memorie di un parto cantato di Elena Skoko
Erika è una musicista come me e il suo libro è la storia del suo parto, delle sue riflessioni durante la gravidanza, della sua storia d’amore con colui che ha scelto come padre dei suoi figli. Erika è figlia dell’occidente e dei parti in ospedale, della medicalizzazione e dei controlli ecografici ma ad un certo punto sceglie di fidarsi della natura e della donna che è in lei. Sceglie Bali, sceglie l’”ostetrica dai piedi scalzi” Ibu Robin Lim, sceglie di accogliere il suo bambino cantando, scoprendo che in fondo ogni contrazione ha solo la durata di una strofa delle sue canzoni preferite, quelle che ha composto e cantato col suo uomo. Sceglie la musica per accogliere la sua Koko in questo mondo. Erika sceglie di non tagliare il cordone, sceglie  di aspettare che finisca da solo di pulsare e seccare, sceglie il lotus birth, sceglie una nascita gentile.

Tutto questo dopo una lunga e attenta riflessione che viene esposta con dovizia di particolari. I suoi pensieri si alternano nel libro, così come avviene in ogni donna in attesa, seguire la prassi medica o l’istinto di un parto in cui la donna è al centro della nascita?
Lei ha scelto è messo in atto la seconda. Con tanto coraggio. 
Un libro meraviglioso e dolcissimo, che consiglio a tutte le donne in attesa. Un libro che apre gli occhi, la mente e il cuore.




1 commento:

  1. Scelta coraggiosa sul serio. Ho partorito i miei due figli con tagli cesarei in anestesia generale, più medicalizzato di così non sarebbe stato possibile credo:-((((.
    Ho un problemino di salute che non avrebbe impedito un parto naturale ma nessun dottore mi ha consigliato di provare e così e finita con i cesarei. L'unica cosa che mi consola e'che i travagli si sono avviati entrambe le volte spontaneamente e così i miei figli non sono nati alla data che era stata programmata per loro.

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