lunedì 16 luglio 2012

musica sin dalla nascita: intervista ad Andrea Apostoli


Ed ecco, come promesso la seconda parte (a cui ne seguirà una terza), dell’intervista ad Andrea Apostoli, presidente dell'A.I.G.A.M (Associazione Italiana Gordon per l'apprendimento Musicale), associazione che a livello nazionale si occupa di diffondere l'apprendimento della musica secondo la Teoria Gordon sin dalla pancia della mamma con corsi noti in tutta Italia: i famosi corsi di Musica in Fasce.
In questa seconda parte affronteremo l'importanza dell'apprendimento del linguaggio musicale nei bambini piccolissimi, cercando di capire quanto sia importante la base che diamo noi genitori (musicisti e non) e cosa possiamo fare per stimolarli a questo tipo di apprendimento.

- Secondo la teoria di Gordon qual è il momento migliore per iniziare un percorso musicale?

Secondo Gordon il momento migliore è prima possibile, ossia nel periodo neonatale, anzi, Gordon cita Kodaly (musicista, compositore e didatta del novecento) il quale durante una conferenza rispose a tale domanda “Nove mesi prima della nascita!” quindi in gravidanza.

Secondo gli studi di Gordon l’attitudine musicale è innata nel bambino, non è direttamente ereditaria, quindi non è detto che genitori musicali diano alla luce bambini molto musicali e viceversa. Basti pensare che illustri compositori sono nati da famiglie di non musicisti e che nel ‘700-‘800 non c’era la minima possibilità di ascoltare musica per altre vie (come la radio o la tv oggi), eppure sono riusciti ugualmente a sviluppare con talento questo linguaggio. 
Proprio il considerare la musica un linguaggio ci fa comprendere che vi è una predisposizione naturale in ogni individuo che può essere sviluppata fino a circa i 9 anni di età, in base alla qualità degli stimoli e delle esperienze che egli vivrà. Un esempio: il bambino ha l’attitudine a imparare diverse lingue e il fatto che venga esposto a due lingue sin dalla nascita gli darà la possibilità di essere bilingue o comunque di aver facilità di apprendimento e comprensione di una lingua diversa dalla propria.

- Nella sua teoria Gordon parla del concetto di audiation di cosa si tratta?


L'audiation è l'abilità di poter sentire e comprendere nella propria mente il suono di musica non fisicamente presente. 
Quindi sentire nella propria mente, una sorta di memoria, di immaginazione musicale come se noi immaginassimo in testa, ad esempio, Tanti auguri a te. 
Ma Gordon parla anche di comprendere, dove per comprensione non si intende la comprensione teorica (quindi riconoscere i tipici elementi tecnici così come fanno i musicisti) ma invece un tipo di comprensione strettamente musicale, come quando ascoltiamo parlare nella nostra lingua e possiamo mantenere in mente il senso del discorso, (cosa che non accade con le lingue che non conosciamo).


La musica scorre nel tempo ed ogni suono è presente per pochissimo tempo nell’ambiente per lasciare spazio ai suoni successivi. Quindi se io sento e comprendo nella mente i suoni non fisicamente presenti sono in grado, mentre ascolto un brano, di ascoltare i suoni fisicamente presenti, mantenere in mente quelli che non lo sono più (comprendendoli, dando loro significato) e posso prevedere, presentire i suoni che stanno per entrare nel discorso musicale: è proprio questo meccanismo che crea piacere nell’ascolto musicale. 


Gordon insomma paragona l’audiation nella musica a quello che è il pensiero rispetto al linguaggio e, come quest'ultimo, viene sviluppato nel bambino a partire dai primi mesi di vita.

- Frequentare un corso di musica in fasce è sicuramente il massimo che possiamo offrire ai nostri figli in tenera età, ma in casa cosa possiamo fare per sviluppare il linguaggio musicale dei nostri figli?

È fondamentale ascoltare musica in modo condiviso. Purtroppo siamo abituati ad utilizzare musica o film o video per intrattenere i bambini mentre facciamo altro. Il mio primo libro si intitola “Ascolta con lui Canta per lui “ ed Curci dove l’ascolto viene inteso come un fatto relazionale e canta è cantare per lui non semplicemente chiedere a lui di cantare. Quindi è fondamentale ascoltare con, e ascoltare musica che coinvolga l’adulto sul piano emotivo, di piacere, di senso. Poi dobbiamo assolutamente evitare di pensare che i bambini debbano ascoltare canzoncine, musica semplificata.
Ascoltare musica che piace al genitore insieme al bambino è importantissimo perché il bambino vive il senso delle cose del mondo nello sguardo del genitore nel respiro del genitore nella considerazione che il genitore dà a quello che accade. Per seconda cosa se si è importante portare i propri bambini ai concerti dando loro la possibilità di vivere la musica dal vivo. Esiste una intera stagione che io curo all’interno dell’Accademia Santa Cecilia a Roma dedicata ai bambini dai 0 ai 10 anni. Ma, in generale, si può pensare di portare i bambini a qualsiasi concerto scelga il genitore per lui e il genitore deve essere pronto al fatto che il bambino ad un certo punto si stancherà. In tal caso non si deve forzarlo ma ci si può spostare, per un pò per poi provare a tornare e ragionare pensando “che bello che siamo stati 20 minuti al concerto invece di dire che peccato siamo stati solo poco tempo al concerto", la durata della concentrazione dei bambini è molto bassa, ricordiamocelo, ma questo non significa che non abbiano appreso



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