lunedì 30 luglio 2012

il campione olimpico e il grande concertista: due facce di una stessa medaglia


Mi piace guardare le olimpiadi, l'essenza vera dello sport e mi piace guardare e sentire le emozioni che questo evento porta con sè.
Non quelle di una medaglia alla nostra nazione, non quelle del podio, sono facili da comprendere e da condividere. Le emozioni che mi sorprendono, e che mi fanno sentire empaticamente collegata agli atleti, sono quelle del pre-gara. 
Vederli lì, fermi, a cercare quella concentrazione perfetta, a cercare con tutte le proprie forze di estraniarsi da tutto, dal pubblico, dalle telecamere, dal mondo che sai che ti sta guardando. 
Cercare un punto di assenza dal resto e un punto di presenza a te stesso.



Quello sguardo concentrato nasconde molto, nasconde un cuore che batte all'impazzata e che ti fa calcolare in maniera diversa il trascorrere del tempo, il respiro è più veloce e i muscoli più contratti e forse tremano, ma tu non puoi permetterlo, perchè se i muscoli tremano la presa, la coordinazione, il salto non sarà più lo stesso.
Quel salto che hai provato migliaia e migliaia di volte, fino a raggiungere la perfezione di ogni singolo movimento, di ogni singolo respiro.
Quell'istante, quello prima della propria performance, è una gara prima di tutto con se stessi, con quel cuore che batte, con i pensieri che non riescono a stare fermi lì, sull'obiettivo da raggiungere, una gara con quella paura di sbagliare che rischia di prendere il sopravvento sulla tua lucidità, sulla tua freddezza, su quel risultato che puoi raggiungere tranquillamente se le gambe non ti tremassero.

E in quegli sguardi, in quella tensione, in quei respiri profondi che trovo il senso dell'olimpiade, in quel giocarsi il tutto per tutto. Dopo centinaia di ore di allenamenti, hai una sola chance, una sola, e quel non poter sbagliare diventa quasi soffocante, il contrasto tra quello che sai fare e quello che farai di lì a poco sotto tensione, è un abisso che ti inghiotte. e poi si parte, ci si butta nella prova e lo sguardo successivo può essere di delusione o di estrema soddisfazione, non per il punteggio o per un podio raggiunto, quello diventa secondario, la battaglia è con se stessi, con la propria lucidità, con quella capacità di essere quello che si è, di essere quello che si vale.

io non sono una sportiva, ma una musicista e conosco bene quelle sensazioni, conosco bene quel prima, quella tensione che sale sino all'incontrollabile.
e anche la delusione quando l'emozione ha preso il sopravvento e ti sei giocata tutte le tue dure ore di studio, e ti sei giocata un pezzo di te stessa, un pezzo del valore che ti eri data.
Conosco bene la soddisfazione della perfezione, di quel meritato successo, quel podio interiore nel quale tu sei arrivata prima delle tue debolezze.

La tecnica, l'esercizio, l'interpretazione sono fondamentali e raggiungibili con duro e duro lavoro ma solo l'autocontrollo, la lucidità e la freddezza fanno il vero campione olimpico e il grande concertista.


1 commento:

  1. Leggere il tuo post mi ha fatto provare la sensazione che ti toglie il fiato che descrivi, anche io non seguo lo sport, ma le olimpiadi sono una cosa a parte

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