giovedì 29 dicembre 2011

benvenuti al sud! storie di lavoratori fantasma.

questo post sarà un pò scomodo, come scomoda è la posizione di tutti coloro che sanno qual è la situazione lavorativa al sud e fanno finta di niente, "ma sì che tanto ci siamo abituati!"

e i primi sono i diretti interessati, i lavoratori. o meglio i lavoratori fantasma che non esistono sulla carta ma ci sono regolarmente 9 ore su 8 al giorno. e sono molti di più di quello che ci si immagina. ci sono diplomati o laureati, gente che ha studiato una vita per raggiungere una certa professionalità, ma anche commessi, parrucchieri, segretarie e chi più ne ha più ne metta.
per loro non è così scontato recarsi il primo giorno di lavoro ed essere assicurato e firmare un contratto e avere tutti i diritti che semplicemente ti spettano. non è scontato neanche al 365esimo giorno.

e non ne parla nessuno, perchè qui è così e se te ne vai tu dopo di te ce n'è un'altro e poi un altro ancora.

qui si lavora e si lavora tanto, più del normale, la parola "straordinario" non ha nessun senso compiuto, la cifra sulla busta paga (se esiste) è solo un miraggio, se ti va bene hai un contratto part- time ma lavori full time, le tredicesime sono optional "perchè che ci vuoi fare c'è la crisi e come si fa".
e lo stipendio si attende mesi e mesi e si accumulano arretrati su arretrati e dopo che hai lavorato tanto devi pure chiedere l'elemosina tutti i mesi racimolando i soldi un pò alla volta.
e che dire di quei vergognosi casi di donne costrette a firmare le dimissioni prima dell'assunzione in modo da utilizzarle in caso di gravidanza?
e non sono realtà venute fuori da qualche giorno a causa della situazione economica, no, sono realtà esistenti da sempre e che sicuramente stanno evolvendo in peggio.
mio marito ha perso il lavoro 2 anni fa quando non ha accettato di perdere i diritti contrattuali, quando non ha accettato di lavorare in nero, e ora? è ancora alla ricerca della via d'uscita, al suo posto c'è un ragazzo che durerà finchè non reagirà anche lui inutilmente. 
è una guerra persa, quella che qui al sud i lavoratori non riescono a combattere, quella che i lavoratori non hanno il coraggio di dichiarare. "per ogni tua rinuncia ce ne sono mille che accettano, perchè qui è così, non c'è soluzione"

oggi la rinuncia è stata la mia, ho rispettato me stessa e l'idea del mondo che vorrei. e resterò a casa, come sempre, in questa guerra di trincea senza fine, una guerra in cui sai che l'unica via d'uscita è armarsi di coraggio e diventare menager di se stessi, investire in una propria attività, crescere con le proprie forze.
qui o si nasce con lo spirito imprenditoriale o non hai scampo.

è la realtà questa, la realtà che nessuno vuole vedere, 
la realtà che vede il sud sempre più triste, 
la realtà che vede il sud sempre più povero, non solo di soldi, ma soprattutto di ideali e di sogni.

8 commenti:

  1. . . .non solo il sud è così, (non ho mai pensato che "mal comune è mezzo gaudio") anche nella mia piccola parte di nord le cose sono esattamente come le descrivi: la prevaricazione , purtroppo, non ha latitudini!
    forza e coraggio!

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  2. Carissima...che dirti...io questa realtà la conosco bene, a 35 anni suonati, mi ritrovo con soli 3 anni di contributi versati e tante volte mi sono chiesta e mi chiedo dov'è il nostro futuro lavorativo...Però mi ritengo anche una persona fortunata perchè dopo anni di sacrifici (proprio gli stessi di cui parli tu) e pizzichi sulla pancia ho ottenuto i miei diritti, la stima dei miei capi e sono riuscita a mantenere il posto durante la gravidanza senza rinunciare a quello che per legge mi spettava. Non è tutto rose e fiori, e non è cmq facile ogni giorno mantenere il rispetto delle condizioni contrattuali (ci provano sempre in qualche modo)...ma ripeto, sono una persona fortunata in questo mondo di lavoratori fantasma. Ma non perdiamo la speranza...il sud è fatto di persone che sperano e di una consapevolezza che cresce...alimentiamo questa speranza! Ti abbraccio, V.

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  3. Grandissima e coraggiosissima come sempre! Al di là dell'esperienza personale e delle tue scelte - assolutamente lodevoli - il passo importante che hai fatto oggi è quello di scriverne, di denunciare una situazione che tutti, anche noi che viviamo al nord, conosciamo ma che in fondo ci va bene così. e non è vero che non c'è uscita. Se quelle 100 persone che aspettano quel posto prendono la coscienza che avanti così non si può andare, che accettare quel lavoro non è la soluzione e che anzi si fa del male a se stessi, alla comunità e all'Italia intera, il sistema cambierà. Vogliamo parlare del fatto che la comunità debba sborsare i contributi di disoccupazione per persone in realtà occupate - anche se sfruttatte e sottopagate?
    Io credo che il cambiamento nasca sempre dal basso ed è un bell'esempio il tuo. Speriamo che tanti blogger che vivono realtà simili alla tua inizino a parlarne, rompendo l'omertà!
    Ti abbraccio e vedrai che hai tutte le carte per farcela! :-)

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  4. sono con paoletta ....è cosi anche qui ...e io abito in lombardia ..quella che viene considerata la regione con + lavoro ecc. ecc....,a se vai magari al di la di milano ...ne vedi di gente cosi ...soprattutto nelle campagne ...anche perchè qui è anche un pò colpa nostra dove non ci abbassiamo più a fare certi lavori ....e allora arrivano i cosidetti "stranieri o extracomunitari" ...ogni mondo è paese ....nel bene e nel male ,..e molte volte siamo noi stessi che facciamo la distinzione tra nord e sud ...ma a parte magari il paesaggio che da voi è più bello (anche se non sfruttato a dovere) il resto è uguale....

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  5. @care amiche eh sì che forse io ho un idea del nord bello efficiente e perfetto! o forse i riferimenti di mie amiche e parenti al nord che lavorano ottenendo il giusto stipendio e tutti i diritti, non mi fa vedere più in là del mio naso. che non sono tutte rose e fiori. grazie come sempre per i vostri commenti.

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  6. Da una che dal sud si è trasferita a nord per studio, e poi ci è più o meno rimasta, confermo: anche qui la situazione non è per niente rosea, e c'è lo stesso sfruttamento. Buon Anno

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  7. è tristemente vero quello che hai scritto...da noi (io sono a napoli) i capi fanno il bello e il cattivo tempo, e quando i venditori a volte si lamentano dei tagli ingiusti fanno capire che, per uno che se ne va, ci sono dieci ragazzi di vent'anni disposti ad accettare il minimo sindacale...io stessa, 37 anni e lavoro da più di dieci, ho pochissimi anni di contributi versati...
    bravissima per averne parlato, un bacione!

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  8. che dire... conosco perfettamente la situazione, ahimé!
    e tutto questo mi rammarica molto.
    ben vengano i post scomodi!

    ps. un buon 2012!

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