mercoledì 26 ottobre 2011

il confine tra la mamma chioccia e la mamma tigre

ogni mamma prova sulla sua pelle, prima o poi, quel difficile passaggio che si chiama inserimento.
difficile non solo per il bambino ma anche per la mamma.
tra l'inserimento della cucciola al nido e questo alla materna c'è un comune denominatore: non piange per le prime settimane, in cui mi ritengo la mamma più fortunata del mondo, per poi scivolare a picco quando tutti gli altri si sono calmati.
me lo aspettavo. ero pronta. mi convincevo ogni giorno, non dovevo illudermi.
troppo bello per essere vero.

e oggi è stata una giornata infinita. fortunatamente conclusasi con un sospiro di sollievo quando l'ho vista serena (almeno fuori) all'uscita.
ma le premesse per domani non sono buone, mi ha già detto con le lacrime agli occhi "io a scuola non ci voglio andare". 
per colpa di cosa o di chi è un puzzle tutto da costruire, quanto hanno influito alcuni eventi e quanto sia invece una naturale reazione che ci doveva essere non mi è chiaro.

ed è in questi momenti che si vede che mamma sei che mamma vorresti essere o che mamma devi essere. 
io oggi l'avrei portata via, le avrei detto "non vuoi starci e va bene andiamo a casa". 
questo è il mio cuore.
il cuore di una mamma chioccia che vuole sollevare la piccola da qualsiasi inutile sofferenza.
ma forse inutile non è. 
è un momento di crescita e io voglio fortemente la sua autonomia. 
ma è questo il prezzo? quei pianti, quelle difficoltà. è così che si cresce?
ovviamente non potevo fare il passo indietro, con serenità le ho detto che sarei tornata a prenderla più tardi.
la mamma tigre sarebbe stata ancora più brava di me...io in realtà un pò di esitazione e qualche minuto in aula me lo sono concesso.
il tempo di consolare, di spiegare, di farle capire che indietro non si torna.
per il suo bene. forse.
così si cresce, queste situazioni vanno affrontate e superate.
e domani non posso tirarmi indietro.
la porterò a scuola e probabilmente piangerà già da qui.
e io?
quanto sono forte io? quanto sarò brava a trovare l'equilibrio tra la chioccia e la tigre?

tutto era così semplice fino a qualche giorno fa.
lo so sono solo le prime prove di un balletto continuo che vede mamma e figlia crescere insieme.
ma già ora mi sembra così complicato.

voi come vi comportate in questi casi? ce la fate a voltarvi e andare via lasciandoli in lacrime?

16 commenti:

  1. io sono "fortunata"... per motivi di orario al lavoro all'asilo l'accompagna mio marito... con lui è più tranquilla... con me forse piangerebbe e farebbe storie... mia figlia a scuola va contenta, ma al ritorno a casa o a volte già da fuori scuola spesso inizia i momenti di crisi... piange per un non nulla... arriva fino a disperarsi ed ogni volta che vado a prenderla è una lotteria... anche io sono divisa tra le coccole ad oltranza ed ignorarla.. vorrei solo che stesse tranquilla... vorrei solo capire perchè fa così...
    perchè infondo ce ne facciamo comunque una colpa...
    mia cara simply scegli di essere la mamma che VUOI (e non che devi) essere...
    io, quando giulia mi dice che non vuole andare, cerco di evidenziarle i momenti e le cose belle che farà a scuola e che faremo poi a casa quando andrò a riprenderla.. spesso funziona... altre volte no.. ed allora sorvolo... stringo i denti e vado avanti...
    coraggio... perchè si: è per il loro bene... anche se adesso ci strazia il cuore!
    ti abbraccio

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  2. @kikka che bel commento! è il punto è quello ce ne facciamo una colpa. sai che è tutto il giorno che mi dico "forse ho scelto la scuola sbagliata" e so che è stupido che in un'altra scuola ci sarebbero stati altri problemi se non gli stessi. speriamo bene per domani. ma sto così male.

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  3. Tia ha pianto praticamente ogni mattina per due anni al nido. Il primo anno di materna è andato avanti a piangere per mesi. Ora va tranquillo, ma con lui il momento del distacco è infinito, non vorrebbe mai lasciarmi andare. Io sono sempre stata serena perché sono convinta che gli faccia bene stare con bimbi della sua età, perché passa le giornate con maestre di cui mi fido, affettuose anche se un po' severe a volte, ma cui ci si può confrontare, perché so che non faccio in tempo a girare l'angolo che la sua malinconia è già svanita. Ogni mattina affronto la sua resistenza più o meno forte con tutta la serenità possibile, lo bacio e lo saluto con un sorriso augurandogli di divertirsi tanto, anche se a volte è dura lasciarlo mentre mi guarda con quegli occhioni malinconici.

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  4. Io non so. Sono ancora alle prese con l'inserimento al nido. E' stata abbastanza dura, i primi giorni, quando ho dovuto girarmi e andare via malgrado lei invocasse il mio nome tra le lacrime. Non è facile neanche ora, ma so che è un pianto legato alla contingenza del momento del distacco, perchè ho capito che dopo la mia dipartita si trova molto a suo agio nel suo nuovo ambiente, e quando la vengo a riprendere è molto orgogliosa di mostrarmi la padronanza con cui si aggira per quell'ambiente ora non più estraneo per lei.
    Non credo che ci sia un unica strada giusta da praticare. Non credo che sia necessario non fare mai passi indietro. Dipende da quanto tu sei convinta delle scelte che fai. Basta osservare e cercare di capire quanto questa nuova esperienza le possa giovare. io credo che stai facendo la cosa giusta. Mantieniti serena e vedrai che piano piano anche questa nuova realtà entrerà a far parte della sua quotidianità.

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  5. Io sono stata abbastanza fortunata con entrambi i piccolini, ma quando è capitato che piangessero (soprattutto quella mammona di Sorellina) io sono stata abbastanza impermeabile alle loro lacrime, perché sapevo che faceva parte della loro crescita...
    Forse è stato facile perché non è capitato spesso ;-P

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  6. io probabilmente lo iscriverò oggi...
    posso dirtelo la settimana prossima come mi comporto io?
    adesso come adesso, so solo che pur nella consapevolezza che sia cosa buona e giusta per lui (e, perchè no, forse anche per me, così posso rimettermi in cerca di un lavoro), mi si aggrovigliano le budella dall'ansia e un po' me la faccio addosso.

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  7. simply, credo che sia normale sia il tuo che il suo comportamento. Io sono stata fortunata per il nido e per la materna: ha pianto solo all'inizio al nido (ma era piccolissima, 15 mesi)mentre alla materna è andato tutto liscissimo, anche se posso sempre aspettarmi qualcosa. Le maestre dicono che il pianto prima o poi arriva, anche a distanza di mesi. Comunque anche io mi angosciavo e mi angoscio tutt'ora se quando la lascio dai nonni piange. A me piange il cuore però penso che anche se potessi, non sarebbe salutare neanche per lei passare 24h su 24 sempre insieme a me. Poi mi dicono che dopo cinque minuti smette ed è tranquillissima. Probabilmente sarà così anche per la tua, coraggio!!!!! un abbraccio

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  8. @lizzina mamma mia! così deve essere difficilissimo da reggere. e infatti credo che tutto questo rappresenta una crescita anche per noi.
    @SuSter è vero il passo indietro ci può anche stare ma se peggiora le cose?
    @murasaki "impermeabile alle loro lacrime" bellissima, ne farò il mio mantra mentre entro a scuola.
    @lafranciulla e lo so che poi ne abbiamo necessità anche noi, questi spazi vitali sono indispensabili, per riprendere in mano noi stesse. allora aspetto il tuo resoconto. scrivimi il link.
    @mammamicia "non sarebbe salutare neanche per lei passare 24h su 24 sempre insieme a me" infatti da quando va all'asilo credo di essere una mamma migliore. ho bisogno anch'io di questo distacco.

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  9. L'anno scorso all'ultimo anno di nido, il primo per noi, la mia Miss L. è partita bene. Due giorni alle prese col "tutto nuovo". Poi il crollo, purtroppo coinciso con un lutto in famiglia. La mattina del funerale di mio zio, la porto al nido e lei non vuole lasciarmi! Trauma doppio.
    Ora che è al primo anno della materna, va in classe da sola e a casa gioca a fare la maestra.
    Simply, io sono la paladina dell'autonomia! ciò che seminiamo oggi, le servirà domani.
    Bacio

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  10. La Principessa piangeva all'asilo, ma sapevo, che era solo la difficoltà del distacco, il vedermi andare via, poi passava. L'asilo non le piaceva, ma a casa si sarebbe annoiata. Il nido l'ho provato solo con il Padawan. Non mi impressionava il piantino al mattino, ma quello alla sera, quando finalmente mi rivedeva. Stanco, stremato per una giornata sempre con altre persone, sempre stimolato. Era troppo piccolo secondo me, aveva bisogno di stare tranquillo a casa con me e l'ho fatto.

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  11. Intervengo anche qui, visto che l'argomento è analogo a quello di ieri.
    Non è che il bambino non debba piangere. Tutti i bambini piangono il primo giorno o almeno qualcuno dei successivi. Il punto è che, a volte, di motivi concreti per piangere ne avrebbe chiunque di noi. Quando noi adulti di oggi eravamo piccoli era inconcepibile lasciare un bambino di tre anni tutte quelle ore a scuola, figuriamoci se in asilo ci fossero stati 30 bambini, se avessimo dovuto mangiare in un'enorme chiassosa mensa senza nessun aiuto, mentre una donna probabilmente frustrata ci parlava in modo sarcastico.
    Non so, visto dalla parte dei bambini, a me sembra tutto molto chiaro.

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  12. Sono contenta che tu ti sia ripresa...
    =)
    Questo post è molto interessante...io non so che mamma sarò...ho un forte senso materno da sempre...spero solo di riuscire a capire i bisogni dei miei figli con una sola occhiata e non essere apprensiva...poi chissà...=)
    Buona settimana....

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  13. @nuvolegialle speriamo di fare bene!
    @ohmamma il capitolo asilo nido secondo me è ancora più complicato e se non è necessario credo sia meglio tenerli con sè fino ai 3 anni. hai fatto benissimo.
    @tatagioiosa il tuo commento è un pugno sul petto. perchè è la parte di me più mamma, che direbbe la stessa cosa. io non la porterei per così tante ore nè in una situazione di così tanti bambini (sorvoliamo sulla bidella) e invece lo faccio. ma oltre al ridurre le ore, cosa posso fare? una scuola privata o l'homeschooling? no. non credo di farcela. devo trovare il compromesso. ridurrò l'orario. spero che sia già qualcosa.
    @lena li capirai i loro bisogni. il problema è capire quando è necessario cambiare direzione.

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  14. Sì, secondo me ridurre l'orario è già qualcosa. Tienici aggiornati!

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  15. Il passaggio alla materna è stato tosto anche per noi, ne ho parlato ironicamente in un post. Ti assicuro, però, che quando uscivo di lì non avevo nessuna voglia di ridere!
    Ora va un po' meglio, di cose che non vanno ce ne sono tante, poca empatia, importanza esagerata delle "regole" (necessarie, per carità), ironia fuori luogo... (parlo da pedagogista), ma tutto sommato non va male.
    Passerà, stanne certa. Falle capire che comprendi il suo disagio, ma mostrati sicura, serena.
    Un abbraccio.
    vistodalei.splinder.com

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  16. @arianna grazie per questi consigli, in particolare non bisogna sottovalutare il suo disagio e peggio deriderlo ma come dici tu comprenderlo

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